Dai tropici a patrimonio dell'umanità
Nell'anno 2009 a Siviglia l'UNESCO ha sancito l'assoluta ed inequivocabile bellezza e specificità delle Dolomiti.
Infatti, al termine di un percorso durato cinque anni, il comitato esecutivo dell'agenzia ONU ha riconosciuto il valore mondiale di queste montagne dal punto di vista paesaggistico e geologico. La monumentalità, la rappresentazione scenografica che è possibile attribuirgli, i colori, la lettura a cielo aperto che è possibile fare della storia della terra osservando queste antichissime barriere coralline spinte verso l'alto da migliaia di anni di movimenti della crosta terrestre, la modellazione che hanno subito dai ghiacciai, dai venti e dai terremoti: queste sono le caratteristiche che più di tutte hanno convinto gli ispettori internazionali a conferire l'importante riconoscimento.
In realtà non hanno fatto altro che ratificare quello che ogni abitante, ogni visitatore, ogni ricercatore da almeno quattro secoli apprezza, studia, ama di queste montagne.
Ma l'importante riconoscimento non è un punto di arrivo ma bensì una quotidiana applicazione di sostenibilità ambientale e nella fattispecie turistica, una quotidiana capacità di relazionarsi tra vallate contrapposte da anacronistici privilegi e da recenti indifferenze.
Tutti i soggetti che navigano nell'arcipelago delle Dolomiti devono impegnarsi a comprendere come il fruire di un bene naturale patrimonio dell'umanità è un esercizio volontario e non imposto, è un continuo soppesare oneri ed onori senza dimenticare mai che il bene più prezioso delle Dolomiti è chi vorrebbe continuare ad abitarci